Raccontano lupi e cinghiali che lassù, in quel di Collodari, li abbiano visti piangere a dirotto. Ah, poveri Caglios, presi a pallate davanti a tutti, esposti al pubblico ludibrio, sotterrati dalla coppia che (non a caso) i bookmakers avevano dato per favorita per mesi e mesi. Si è conclusa così, la prima stagione di Zep (e già pare che Netflix abbia acquistato i diritti per farne una serie): chi nella polvere, chi sugli altari. Grande merito e grande riconoscimento va dato ai due dominatori della scena, ai padroni del torneo più zepparo che ci sia: Mignone e Zucca spazzano via tutti e si portano a casa il trofeo, lo zaino e l’onore di essere i primi a incidere i loro nomi nel granito immortale dell’albo d’oro.
Recco è l’ultimo capitolo dell’anno, scritto però solo per metà: salta la finale della B (e che saranno mai poche migliaia di euro da vincere a un tavolo da gioco di fronte all’orgoglio zeppino e a una promozione guadagnata sul campo?) e in massima serie salgono diretti Pianetta e Tavella, dopo una cavalcata trionfale nel loro girone. Qualche giorno dopo, nel PalaGhiaccioSenzaSpogliatoi di Albaro va in scena lo spareggio per l’ultimo posto rimasto. Da una parte Bocchi e Scimone, graziati in finale Play Out dall’infortunio di uno dei mille Moretti del torneo, dall’altra Coriani e Guglielmoni, decisi a far valere prestanza fisica e arguzia tattica. Ma il carattere, come si dice, viene fuori nei momenti meno attesi: con una prova sontuosa i BoSci difendono la categoria, e ai CoGus non resta che accettare mestamente un altro anno di purgatorio.
Dopo il campo, la tavola. Finiti i match al ReccoStadium è il tempo della cena sociale, per buona parte dei nostri atleti il momento più atteso dell’anno. Bonelli è Davì portano a casa il premio ZeroZero, un altro dei mille Moretti del torneo avanza qualche avance sulla cameriera, Giglio e Pirolo mettono in scena una rivoluzione che dura il tempo di un Camatti, Dangelico – forse per il vino, forse per aver saltato qualche pillola – tira fuori il vecchio bolscevico che è in lui e trasforma il Direttivo in un Soviet (secondo Radio Padel sarebbe tornato a casa intonando l’inno sovietico e minacciando cinque anni di lavori forzati in Siberia per chiunque pubblichi post fuori dal dogma sulla chat). Poi, mentre tutti si abbandonano alle libagioni natalizie, il solerte ed efficientissimo Direttivo lavora per il bene della comunità. Cioè, va a cena fuori. Le coppie nuove si formano e a volte si sformano, i single trovano la loro metà del cielo, le relazioni storiche si rafforzano oppure scricchiolano, pezzo dopo pezzo i magnifici 24 trovano posto, dentro un calendario e dentro la competizione.
Ora siamo pronti a partire, che annata sarà? In A i favoriti sono sempre loro, ma adesso i bookmakers iniziano a guardare con curiosità anche al modesto Caponi e al giovanotto levantino che lo accompagna. La quota è molto alta, tutti i principali siti di scommesse sono concordi: figuriamoci se Caponi tiene lo stesso compagno fino alla fine dell’anno. Anche la B promette scintille: quattro, forse cinque coppie sembrano pronte a contendersi i posti in serie A, con la pala tra i denti e la ricerca spasmodica del compagno più fenomenale che ci sia. Castellini affila le armi in vista del derby con i Moretti Bros e a Bonelli, come sempre, resta la chiosa: “Noi un trofeo l’abbiamo vinto e vogliamo confermarlo!”.